Rapporto colesterolo totale/HDL, l'indicatore classico che vale ancora la pena guardare

Per decenni, prima che le linee guida internazionali si concentrassero sul colesterolo LDL come bersaglio principale della terapia, il rapporto colesterolo totale/HDL è stato uno dei modi più diffusi per leggere in un colpo d'occhio il profilo lipidico. È un indicatore semplice, noto in letteratura anche come indice di Castelli I, ed è ancora oggi presente in molti referti italiani. Negli ultimi vent'anni il suo ruolo si è ridimensionato a favore di marker più diretti come il colesterolo non-HDL e l'ApoB, ma il rapporto resta un'informazione utile, a patto di sapere cosa ci dice e cosa no.

Come si calcola

La formula è immediata:

Rapporto totale/HDL = Colesterolo totale ÷ Colesterolo HDL

Si fa la divisione e si ottiene un numero senza unità di misura, in genere compreso tra 2 e 8. Più il valore è basso, meglio è: significa che la quota di colesterolo "protettivo" trasportata dalle HDL è alta in proporzione al totale.

Esempio pratico:

  • Paziente con totale 200 mg/dl e HDL 50 mg/dl → rapporto = 4,0
  • Paziente con totale 220 mg/dl e HDL 70 mg/dl → rapporto = 3,1
  • Paziente con totale 180 mg/dl e HDL 30 mg/dl → rapporto = 6,0

Il primo paziente ha colesterolo totale "borderline" ma rapporto nei range; il secondo, paradossalmente, ha colesterolo totale più alto del primo ma rapporto migliore; il terzo ha totale "più basso" ma rapporto sfavorevole, perché l'HDL è basso.

I valori di riferimento storici

I valori ottimali storicamente raccomandati, derivati dalle analisi di Framingham:

CategoriaUomoDonna
Ottimale< 3,5< 3,0
Accettabile< 4,5< 4,0
Aumento del rischio4,5 - 5,54,0 - 5,0
Rischio alto> 5,5> 5,0

Le soglie variano leggermente nelle diverse fonti. La differenza per sesso riflette il fatto che le donne, in età fertile, hanno fisiologicamente HDL più alto degli uomini.

Cosa significa, in pratica

Il rapporto totale/HDL ha un significato di bilancio. Non descrive solo "quanto colesterolo c'è" (lo fa il totale) né solo "quanto colesterolo protettivo c'è" (lo fa l'HDL): mette i due numeri uno in relazione all'altro.

In linea generale:

  • rapporto < 4 (uomo) o < 3,5 (donna) indica un equilibrio favorevole tra colesterolo aterogeno e colesterolo protettivo;
  • rapporto > 5 indica un equilibrio sfavorevole, anche quando i singoli valori non sembrano drammatici;
  • rapporto > 6 indica un quadro nettamente sfavorevole, spesso associato a HDL molto basso.

Questo bilancio è il cuore del fascino storico del rapporto: in una sola cifra dà un'idea complessiva del profilo lipidico.

Il limite principale

Il rapporto totale/HDL ha però un limite metodologico noto: non distingue le diverse particelle aterogene. Due pazienti con lo stesso rapporto possono avere quadri molto diversi. Esempi:

  • Paziente A: totale 240, HDL 60, LDL 160, trigliceridi 100. Rapporto = 4,0.
  • Paziente B: totale 240, HDL 60, LDL 100, trigliceridi 400. Rapporto = 4,0.

Stesso rapporto, profilo lipidico molto diverso. Il paziente A ha LDL alto e trigliceridi normali; il paziente B ha LDL "accettabile" ma trigliceridi elevati che indicano dislipidemia aterogena, con LDL piccole e dense, particolarmente lesive. Il rischio cardiovascolare reale è probabilmente diverso tra i due, ma il rapporto totale/HDL non lo dice.

Per questo motivo le linee guida ESC/EAS 2019 hanno spostato l'attenzione su:

  • LDL come bersaglio principale di terapia;
  • non-HDL come marker complessivo del colesterolo aterogeno totale;
  • ApoB come misura diretta del numero di particelle aterogene;
  • Lp(a) come marker indipendente da dosare almeno una volta nella vita.

Il rapporto totale/HDL resta un'informazione di lettura rapida ma non è più il marker centrale.

Quando è utile guardarlo

Anche con i suoi limiti, il rapporto ha alcune applicazioni pratiche.

Lettura rapida del referto. Un rapporto > 5 in un paziente "apparentemente normale" è un segnale che vale la pena approfondire (HDL basso? distribuzione di particelle sfavorevole? sindrome metabolica?). È un piccolo allarme di seconda battuta che integra l'informazione del singolo LDL.

Monitoraggio nel tempo. Nel singolo paziente, l'andamento del rapporto può raccontare l'effetto degli interventi (perdita di peso, attività fisica, smettere di fumare, terapia ipolipemizzante). Vedere il rapporto scendere da 5,5 a 4,0 è un'informazione clinicamente significativa anche se i singoli numeri sono cambiati di poco.

Comunicazione con il paziente. Il rapporto è facile da capire e da confrontare nel tempo. Per la divulgazione e per la conversazione clinica può essere uno strumento più "afferrabile" del numero singolo dell'LDL.

Come si "migliora" il rapporto

Due vie, da affrontare in parallelo.

Abbassare il numeratore: colesterolo totale, soprattutto la quota LDL.

  • Dieta mediterranea o DASH;
  • riduzione di grassi saturi e acidi grassi trans;
  • aumento di fibre solubili (avena, legumi, frutta, fitosteroli);
  • attività fisica regolare;
  • terapia farmacologica ipolipemizzante quando indicata dal medico.

Alzare il denominatore (HDL). Più difficile farmacologicamente, più efficace con interventi sullo stile di vita.

  • Attività fisica aerobica regolare: l'intervento più documentato per alzare l'HDL.
  • Perdita di peso in chi è in sovrappeso, soprattutto se viscerale.
  • Smettere di fumare: il fumo abbassa l'HDL, smettere lo fa risalire nel giro di mesi.
  • Riduzione del consumo di alcol in eccesso (l'alcol moderato può alzare l'HDL ma con effetti complessivi non favorevoli, come ribadito dalla letteratura recente).
  • Dieta: olio extravergine di oliva, frutta secca, pesce ricco di omega-3.

Storicamente i farmaci progettati per alzare l'HDL (inibitori del CETP, niacina ad alte dosi) non hanno portato a una riduzione di eventi cardiovascolari nei trial controllati, e questo è uno dei motivi per cui l'HDL ha smesso di essere un bersaglio terapeutico in sé. Lo si "alza" di riflesso correggendo gli stili di vita; il beneficio cardiovascolare passa più dal pattern di vita che dal singolo numero.

Cosa portarsi a casa

Il rapporto colesterolo totale/HDL è un indicatore semplice, immediato, ancora presente in molti referti italiani. Ha un significato di bilancio: dice in una sola cifra come stanno tra loro la massa di colesterolo aterogeno e quella di colesterolo protettivo. Negli ultimi vent'anni il suo ruolo è stato in larga parte assunto da marker più precisi (LDL, non-HDL, ApoB), e oggi è considerato un complemento utile più che un protagonista. Ha ancora valore per la lettura rapida del profilo lipidico, per il monitoraggio nel tempo e per la comunicazione con il paziente. Va però accompagnato da uno sguardo sui singoli componenti per non perdere zone d'ombra: due rapporti uguali possono nascondere quadri di rischio molto diversi.

Letture correlate

Fonti

  • Castelli WP, Anderson K, Wilson PW, Levy D. Lipids and risk of coronary heart disease. The Framingham Study. Ann Epidemiol 1992;2:23-8.
  • Mach F, Baigent C, Catapano AL, et al. 2019 ESC/EAS Guidelines for the management of dyslipidaemias. Eur Heart J 2020;41:111-188.
  • Lewington S, Whitlock G, Clarke R, et al. Blood cholesterol and vascular mortality by age, sex, and blood pressure: a meta-analysis of individual data from 61 prospective studies (Prospective Studies Collaboration). Lancet 2007;370:1829-39.
  • Ridker PM. LDL cholesterol: controversies and future therapeutic directions. Lancet 2014;384:607-617.