Xantelasmi e xantomi, i segni cutanei del colesterolo alto

A volte la prima persona che si accorge di un colesterolo elevato non è il medico di famiglia, ma lo specchio. Gli xantelasmi e gli xantomi sono depositi cutanei di colesterolo, in genere giallastri, che possono comparire in sedi caratteristiche e che, oltre al loro significato estetico, hanno spesso un significato diagnostico importante: sono spie cutanee di una dislipidemia, e in alcuni casi specifici sono il segno clinico più precoce di una ipercolesterolemia familiare. Riconoscerli non è solo questione dermatologica.

Xantelasma: la lesione palpebrale

Lo xantelasma è la più comune lesione cutanea associata al colesterolo. Si presenta come una placca giallastra, leggermente in rilievo, di consistenza molle, localizzata tipicamente alle palpebre, di preferenza nell'angolo interno della palpebra superiore. Può essere unico o multiplo, simmetrico o asimmetrico, di dimensioni variabili da pochi millimetri a oltre un centimetro.

L'evoluzione è in genere lenta nel tempo: comparsa graduale, accrescimento progressivo, raramente regressione spontanea. Non causa sintomi, non è dolente, non interferisce con la funzione palpebrale tranne che in lesioni molto grandi.

Compare più frequentemente nelle decadi 4-6 della vita, con leggera prevalenza femminile. La presenza di familiari con xantelasmi è frequente.

Significato clinico

La cosa importante: uno xantelasma è un segno, non solo una lesione cosmetica. La sua comparsa va considerata come indicazione a verificare il profilo lipidico completo.

Stime di letteratura indicano che il 50-70% dei pazienti con xantelasmi ha una dislipidemia documentata, in larga maggioranza:

  • ipercolesterolemia familiare eterozigote, spesso non ancora diagnosticata;
  • ipercolesterolemia poligenica;
  • dislipidemia familiare combinata;
  • meno frequentemente, dislipidemie secondarie (ipotiroidismo, malattie epatiche, diabete scompensato).

Il restante 30-50% dei casi ha profilo lipidico nei range della norma. In questi pazienti la causa è spesso una predisposizione locale al deposito di colesterolo, eventualmente familiare, senza alterazioni sistemiche.

Esiste un dato epidemiologico importante: nello studio danese Copenhagen General Population Study pubblicato sul BMJ nel 2011 (Christoffersen e coll., BMJ 2011;343:d5497), la presenza di xantelasmi era associata a un aumento indipendente del rischio di infarto miocardico, cardiopatia ischemica e mortalità, anche dopo correzione per i livelli di colesterolo. Lo xantelasma non è quindi solo un epifenomeno: porta in sé un'informazione di rischio cardiovascolare.

Xantomi: i depositi sottocutanei e tendinei

Gli xantomi sono una famiglia eterogenea di lesioni che hanno in comune la presenza di macrofagi schiumosi carichi di colesterolo nel derma o nei tessuti più profondi. Le forme principali:

Xantomi tendinei. Sono i più caratteristici dell'ipercolesterolemia familiare. Si presentano come noduli sodi, indolenti, a livello dei tendini, su tutti quello di Achille e gli estensori delle dita delle mani. Hanno un peso diagnostico molto forte: la loro presenza è uno dei criteri DLCN (Dutch Lipid Clinic Network) per la diagnosi di FH.

Xantomi tuberosi. Noduli ben delimitati, di colore giallastro o rosato, di dimensioni anche notevoli, localizzati tipicamente in corrispondenza delle superfici estensorie (ginocchia, gomiti, glutei). Si associano a dislipidemie più rare come la disbetalipoproteinemia familiare (deficit di ApoE).

Xantomi eruttivi. Piccole papule giallastre, spesso multiple, che compaiono improvvisamente in caso di ipertrigliceridemia severa (TG > 1000 mg/dl). Si localizzano a tronco, glutei, superfici estensorie. Sono un segno clinico importante perché segnalano un rischio acuto di pancreatite. Si risolvono rapidamente con la normalizzazione dei trigliceridi.

Xantomi piani. Placche giallastre in sedi diverse (xantelasma palpebrale è il prototipo); altre varianti includono lo xantoma palmare striato, caratteristico della disbetalipoproteinemia.

Xantomi intertriginosi. Localizzati nelle pieghe cutanee (interdigitali, ascellari), sono fortemente suggestivi di ipercolesterolemia familiare omozigote.

Ognuno di questi tipi ha implicazioni diagnostiche diverse. Una valutazione dermatologica con obiettivo clinico è importante per inquadrarli correttamente.

Come si fa la diagnosi

La diagnosi è prevalentemente clinica: il dermatologo riconosce la lesione e la classifica per aspetto e sede. Esami integrativi possono essere utili in casi specifici:

  • profilo lipidico completo (colesterolo totale, LDL, HDL, trigliceridi), sempre, con eventuale ApoB e Lp(a);
  • glicemia, HbA1c per escludere dislipidemie secondarie a diabete;
  • TSH, FT4 per escludere ipotiroidismo;
  • transaminasi, gamma-GT, fosfatasi alcalina per quadri epatobiliari;
  • biopsia cutanea, raramente, in lesioni atipiche o in dubbio diagnostico (l'esame istologico mostra macrofagi schiumosi nel derma);
  • screening genetico per ipercolesterolemia familiare in pazienti con xantomi tendinei o xantelasmi precoci (< 40 anni) e familiarità positiva.

Trattamento delle lesioni

La rimozione delle lesioni cutanee è una scelta estetica, non terapeutica. La causa metabolica va affrontata in parallelo. Le tecniche dermatologiche più usate per gli xantelasmi:

Laser CO2. Una delle tecniche più diffuse. Permette di vaporizzare la lesione in modo controllato, con cicatrici in genere minime. Recupero rapido (eritema per qualche giorno, scrostatura nell'arco di 1-2 settimane). Costo contenuto, generalmente in un'unica seduta per lesioni piccole-medie.

Acido tricloroacetico (TCA). Applicazione topica controllata. Tecnica più antica, ancora valida, efficace. Richiede esperienza per dosare correttamente la concentrazione e i tempi di contatto.

Chirurgia tradizionale. Indicata in lesioni grandi, profonde, o in caso di sospetto diagnostico che richieda esame istologico. Lascia cicatrice lineare, in genere ben tollerata se la sutura è eseguita correttamente.

Diatermocoagulazione e radiofrequenza. Tecniche valide alternative.

Crioterapia. Meno usata oggi, può lasciare aree depigmentate.

Le recidive sono possibili in tutti i casi, soprattutto se la dislipidemia non viene trattata. La rimozione di uno xantelasma senza affrontare un colesterolo elevato è una soluzione cosmetica temporanea. La gestione clinica integrata (dermatologo + medico di famiglia o specialista lipidologo) è il modo corretto di affrontare la situazione.

Cosa fare se si nota uno xantelasma o uno xantoma

Una sequenza pratica:

  1. Visita dermatologica per la conferma diagnostica e per escludere altre lesioni cutanee con aspetto simile.
  2. Profilo lipidico completo con eventuale dosaggio di ApoB e Lp(a).
  3. Se profilo lipidico alterato → valutazione clinica per inquadramento (ipercolesterolemia familiare? dislipidemia secondaria?), eventuale valutazione DLCN per FH se sospetta.
  4. Se ipercolesterolemia familiare confermata o sospetta → screening cascata familiare (parenti di primo grado).
  5. Decisione terapeutica sulla dislipidemia, eventuale trattamento dermatologico delle lesioni in parallelo.

Cosa portarsi a casa

Xantelasmi e xantomi non sono solo problemi estetici. Sono spesso il primo segno clinico di una dislipidemia, in qualche caso la prima spia di una ipercolesterolemia familiare non ancora diagnosticata. Hanno un peso prognostico documentato sul rischio cardiovascolare. Trattarli dermatologicamente è legittimo e i risultati sono in genere buoni; trattarli senza affrontare la causa metabolica sottostante lo è molto meno. Quando compare una di queste lesioni, il primo gesto utile non è prenotare il laser, ma controllare il profilo lipidico.

Letture correlate

Fonti

  • Christoffersen M, Frikke-Schmidt R, Schnohr P, et al. Xanthelasmata, arcus corneae, and ischaemic vascular disease and death in general population: prospective cohort study. BMJ 2011;343:d5497.
  • Bergman R. The pathogenesis and clinical significance of xanthelasma palpebrarum. J Am Acad Dermatol 1994;30:236-42.
  • Mach F, Baigent C, Catapano AL, et al. 2019 ESC/EAS Guidelines for the management of dyslipidaemias. Eur Heart J 2020;41:111-188.
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